| Pubblicato su: | Il Regno, anno I, fasc. 27, pp. 1 | ||
| Data: | 29 maggio 1904 |

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L'Italia, o signori, è sempre la maestra delle nazioni come al buon tempo antico. Se non fossimo, qui, misogalli potremmo ripetere la frase franciosa e dire elegantemente ch'essa «marcia alla testa della civilizzazion».
Qual'è infatti la caratteristica maggiore della civiltà contemporanea? Non certo quella di compiere grandi cose ma quella di parlare grandemente di piccole cose. In una parola la grida, il richiamo, la réclame. Noi facciamo, in generale, opere più meschine dei nostri antenati, ma a forza di gridi, di cartelloni, di manifesti, di soffietti, di concorsi, di grancassa, riusciamo a farle passare per grandi, a farle valere, a farle desiderare e finalmente — sommo gaudio filisteo! — a farle comprare!
In una società così fatta quello che vale veramente è il progresso della réclame. Produciamo pure del cattivo vino, delle pessime scarpe, delle orribili musiche, ma troviamo il mezzo nuovo per richiamar l'attenzione, per attirar la gran bestia, per far colpo, per épater le bourgeois!
L'Italia, che sta diventando pratica, s'è messa a questa bisogna e dispiegando quel genio che adoprò nel passato a creare, è sulla via di vincere la più terribile concorrente, l'America del Nord, capovolgendo completamente i metodi finora in uso.
Infatti il processo volgare della réclame ridotto alla sua espressione semplice e consisteva in questo: mettersi in mostra. Le conferenze, i ritratti, le cartoline illustrate, i cinematografi, i cartelloni illustrati, le concioni sulle piazze, le interviste, le cerimonie pubbliche, le feste mondane erano i mezzi soliti di coloro che volevano far conoscere loro stessi e le loro opere. Si cercava di farsi vedere, dì comparire, di esser conosciuti di persona, di avere molti amici e molti ritratti. Il genio italiano, con una di quelle rivoluzioni che hanno resi celebri Copernico e Kant, ha capovolto questo concetto antiquato della réclame.
Per esser conosciuti bisogna.... non farsi vedere, scomparire, perdersi nel buio fosco del delitto, del chiostro o della leggenda. Invece di mettersi in mostra non mostrarsi — invece di ricercar relazioni, sfuggire al mondo — e per far comparire le opere fare scomparire l'autore o almeno qualche consanguineo dell'autore.
I fatti tipici di questo nuovissimo metodo italiano sono, per ora, tre soli: il mistero Rosada, il mistero Mussini, il mistero Orsini. In breve volger di tempo un romanziere, un pittore e un poeta sono stati avvolti dalle ombre del segreto, dalle immaginazioni dei reporters e dalla prosa dei quotidiani.
Scompare la madre di Rosada, poi scompare Rosada stesso ed ecco che quel romanzo tenebroso che la Tribuna aveva rifiutato sdegnosamente, alimentare, ora, la curiosità degli assidui della Patria.
Mussini è rifiutato da una signorina e sta per battersi con un amico, e in seguito a ciò scompare, nessuno ne sa più nulla, e le fantasie lavorano. I suoi quadri che avevano attirato soltanto l'attenzione irriverente di qualche critico d'arte divengono noti in tutta Italia, la lista dei suoi più piccoli disegni appare nei giornali e il pittore reggiano, scomparendo dal mondo, vien conosciuto finalmente dal mondo. Finalmente c'è un poeta il quale pubblica un volume dove sono delle bellissime cose. Ma non basta. Ci vuole il grande successo, la grande rèclame. Ed ecco che sì viene a sapere che questo Giulio Orsini è irreperibile, che nessuno l'ha mai visto, ch'egli ha rifiutato perfino di farsi conoscere a delle belle signore, che riceve la posta in una casa dove non abita e dove non va mai. Allora i giornalisti entrano in scesa, le interviste cominciano, le ipotesi si accavallano. Si parla di Graf, di Stecchetti, di Gnoli, camuffati da Orsini, oppure ci si immagina un Orsini gobbo, storpio, contraffatto, una nuova edizione di Tersite o di Quasimodo. Non importa. Il colpo è fatto. I giornali parlano, la gente immagina e i volumi si vendono.
Ormai, dunque, la trasformazione è compiuta. C'è il metodo, ci sono gli esempi classici; non abbiamo che da continuare. Quando l'Italia comincerà a essere abbandonata dalle torme dei touristes di Cook, allora, collettivamente, useremo la suprema rèclame.
Un bel giorno spargeremo abilmente la voce che l'Italia è scomparsa nel mare. Allora accorreranno da ogni parte i barbari curiosi e gli albergatori riuniti a congresso decreteranno un tempio in stile liberty alla santa triade dei primi scomparsi.
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